Relazione - convegno - Il bambino diabetico
Prima di iniziare questa mia breve comunicazione consentitemi di ringraziare il Dr. Rocco Panetta Presidente dell’Associazione per l’aiuto ai giovani diabetici per avere organizzato insieme all'Ordine regionale degli Psicologi, e con la collaborazione dell’AUPI, che è il sindacato di categoria degli Psicologi, quest’importante convegno. E' importante che si mostri interesse verso questa problematica, è necessario che questa tematica sia considerata anche attraverso un maggiore collegamento tra i servizi in cui lavorano gli psicologi, nel presente il servizio materno infantile, e il reparto di diabetologia ospedaliero.
Abbiamo come Segreteria Regionale investito gran parte delle nostre energie per seguire la stesura del Piano Sanitario Regionale.
Non siamo riusciti ad ottenere tutto ciò che volevamo, avevamo chiesto servizi autonomi di psicologia in più settori, per adesso avremo il servizio di psicologia nel dipartimento di salute mentale, servizio che mi auguro darà maggiore autonomia e potere decisionale agli psicologi, tutto ciò non potrà che migliorare gli scarsi collegamenti oggi esistenti fra gli psicologi e i reparti ospedalieri.
Fatta questa breve premessa, utilizzerò il tempo che mi è stato concesso non per parlare dei problemi del bambino diabetico, questo è stato fatto egregiamente dai colleghi ieri ed oggi, ma puntando l’attenzione sull’utilità dell’intervento psicologico in campo sanitario.
In questi ultimi anni un filone della scienza medica sta cercando attraverso gli organi di stampa di pubblicizzare recenti scoperte che dimostrerebbero lo scollegamento tra mente e corpo, quindi l’inutilità, il più delle volte dell’intervento psicologico. Com’è noto a tutti, l’OMS propone una definizione di salute intesa come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente come assenza di malattia o d’infermità".
L’OMS, inoltre, si pone nell’ottica "della promozione di uno stile di vita" capace di condurre al più alto livello sanitario tutte le popolazioni, aggiungendo che "l’ammissione di tutti i popoli ai benefici delle conoscenze acquisite dalle scienze mediche, psicologiche e correlate, è essenziale per raggiungere il più alto livello di salute".
Purtroppo, nonostante le dichiarazioni di principio presenti nella nostra legislazione sanitaria apparentemente in linea con quanto proposto dall’OMS l’intervento psicologico è ancora considerato da ampi settori, tecnici e politici, come "accessorio" all’intervento medico, da alcuni addirittura un lusso", e quindi relegato in secondo piano.
Basta dare uno sguardo alla bozza di Piano Sanitario Nazionale del 1993, viene detto che la salute intesa come benessere psico-fisico e sociale appartiene al campo della "felicità umana" e che problema centrale è il "dolore fisico". Di fatto, questo atteggiamento è responsabile dell'inadeguata risposta ai bisogni di natura emotivo- affettiva e relazionale dell’utente.
Tutti noi sappiamo da che cosa ha origine questo rifiuto, dobbiamo quindi insistere farci conoscere far comprendere agli altri il contributo rilevante che può offrire la psicologia al miglioramento della salute e dell’assistenza sanitaria.
Da più di un decennio gli psicologi in Calabria lavorano nelle strutture sanitarie, vincendo la solitudine di un’esperienza sulla propria pelle, di una costosa formazione personale, di un’ostilità istituzionale e delle corporazioni di confine, ora bisognerà dimostrare di aver raggiunto attraverso quella competenza di sintesi professionale che è la "ricerca psicologico-clinica" la capacità di rispondere ad una domanda ormai ineludibile: cos’è, come opera, che risultati ottiene la p sicologia come disciplina scientifica e autonoma nel nostro servizio sanitario.
Da più parti ormai arrivano sollecitazioni affinché in uno sforzo congiunto che coinvolga amministratori, tecnici, sindacati, associazioni e popolazione si rimettano in discussione le impostazioni di molte vecchie équipe di lavoro, ormai sclerotizzate su una operatività obsoleta e che mostra limiti evidenti circa la loro efficacia ed efficienza. Le prime équipe che andrebbero riorganizzate sono quelle preposte alla prevenzione della patologia e alla promozione della salute. Infatti, proprio perché sono i primi e più importanti interlocutori della domanda di salute della popolazione, proprio perché sono collocati in quel delicatissimo settore che gestisce "l’accesso" alla prestazione, queste équipe dovrebbero prestare molta più attenzione alla persona nella sua globalità, ed interpretare, in un fervido incontro intersoggettivo, la richiesta di salute, evitando eventuali situazioni collusive.
Per concludere credo sia importante citare quanto è emerso durante il 15° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Psicosomatica svoltosi alcune settimane fa a Trieste, lo Psichiatra Carlo Lorenzo Cazzullo riaffermava che è la mente che inventa tre malattie su quattro, e che la maggior parte dei disturbi lamentati dai pazienti che si rivolgono alle strutture sanitarie italiane (il 75%) è di origine psicosomatica, e dietro c’è quasi sempre un disagio psicologico e socio-culturale.
Concludo questa mia breve comunicazione riaffermando la necessità e l’utilità di servizi autonomi di psicologia in un’ottica dipartimentale in ogni azienda sanitaria per consentire il collegamento fra i vari saperi della psicologia e quindi i vari settori dove essi si esprimono in modo da dare sempre più una risposta aderente ed efficace ai bisogni dei cittadini e comunque alle emergenze del territorio.
In questo senso potrebbe trovare spazio l’idea di creare degli ambiti di interventi che siano specifici anche per quelle problematiche che riguardano i bambini diabetici ed i loro genitori. In questa maniera potremo dar seguito com’è auspicabile a queste iniziative, com’è logico lo stage che stiamo svolgendo, per dar corpo e realizzare le varie proposte e soprattutto per sensibilizzare le amministrazioni locali che non esiste soltanto una salute degli adulti ma anche e soprattutto quella di coloro che domani saranno degli adulti.
Il buon senso e l’esperienza dimostrano che dove esistono servizi autonomi di psicologia la professionalità dello psicologo può manifestarsi in tutta la sua portata in modo tale da poter offrire contributi specifici alla soluzione dei problemi della salute in un ottica di efficienza e di efficacia.
Armodio Lombardo
|