Educazione all'autocontrollo e all'autogestione Cap. 8
L’educazione all’autocontrollo è un vero e proprio strumento terapeutico da impartire con lo stesso rigore con il quale si somministrano i farmaci. Poiché l’educazione non è scindibile dal trattamento è il personale di assistenza che deve educare il diabetico.
L’educazione all’autogestione deve coinvolgere anche i genitori ai quali ben più che al medico è affidata la sorveglianza della malattia. L’educazione è iniziale, in profondità e continuativa.
Gli obbiettivi dell’educazione iniziale "individuale" sono:
- rimuovere complessi d’inferiorità, reticenza, timidezza, stabilire una reale possibilità di dialogo;
- indurre l’accettazione attiva della malattia;
- condurre il diabetico ad una valutazione positiva della sua possibilità d’intervento terapeutico;
- identificare la capacità e la disponibilità del soggetto all’apprendimento;
- cercare di rompere eventuali situazioni d’iperprotezione familiare. L’educazione in profondità è la parte essenziale del processo educativo. Il suo obiettivo è il consolidamento del lavoro svolto nella precedente fase individuale riaffermando le motivazioni ed intervenendo sulla particolare fase psicologica del giovane diabetico.
Per motivi pedagogici e per ridurre i tempi operativi in questa fase dell’educazione i migliori risultati si ottengono con l’insegnamento a piccoli gruppi di pazienti, svolgendo corsi completi della durata di 12-18 ore.
L’educazione continua è (infine) necessaria perché la perdita di conoscenze è un processo abituale e la cura del diabete è in vivace evoluzione.
E da effettuarsi in occasione di ogni controllo sulla base di una valutazione delle risposte ad un questionario e del giudizio del medico.
In ogni fase dell’educazione è necessario:
- fornire una motivazione orientativa verso aspetti positivi anche quando è più evidente la ridotta gratificazione;
- impartire un’istruzione teorica sul problema in discussione;
- dare una dimostrazione pratica, quando è possibile;
- valutare l’efficacia dell’insegnamento impartito.
Equipe educativa e principali contenuti dell'educazione Cap.9
Il responsabile dell’équipe educativo-assistenziale è il pediatra diabetologo. A lui spetta informare il giovane diabetico e i suoi genitori:
- sulla natura della malattia diabetica e sulla sua naturale evoluzione. Particolarmente delicata è l’informazione sulle complicanze: è probabilmente saggio differire ad altro tempo ed a un’età matura questo insegnamento;
- sui principi generali del trattamento: alimentazione, insulinoterapia, attività fisica, controlli;
- sulla interpretazione corretta dei disturbi soggettivi (che tra l’altro cambiano con la durata della malattia) cercando di far apprezzare la distinzione tra disturbo ipoglicemico, disturbo iperglicemico e chetoacidosi;
- sul comportamento corretto in caso d’ipoglicemia (uso del glucagone) e d’iperglicemia e chetoacidosi;
- sulla corretta interpretazione dei risultati delle glicemie e glicosurie eseguite a domicilio;
- sull’adattamento giornaliero dell’insulina ai risultati delle analisi e alle possibili variazioni dell’alimentazione in vista di attività sportiva; alle eventuali malattie intercorrenti che ostacolano l’alimentazione; a tutti i possibili cambiamenti della normale vita quotidiana.
Dell’équipe educativo-assistenziale fanno parte:
1) un’infermiera che ha il compito d’insegnare praticamente l’esecuzione dei test diagnostici, la buona tenuta del diario, il modo corretto di iniettare l’insulina.
- una dietista che ha il compito di educare ad una corretta alimentazione del diabetico e della sua famiglia.
3) uno psicologo dell’età evolutiva che ha il compito di educare lo sviluppo della personalità e la socializzazione e dirigere la psico-terapia di gruppo; razionalizzare, verbalizzandole, le reazioni emotive; ricomporre gli equilibri relazionali all’interno della famiglia del diabetico.
4) un’assistente sociale che ha il compito di facilitare il rientro del giovane diabetico nella sua famiglia, nella scuola, nel posto di lavoro;
5) un genitore di giovane diabetico che ha il compito di parlare in modo umano, esistenziale, dei problemi umani, direttamente sperimentati e saggiamente risolti. La famiglia anche in questo caso è la fondamentale agenzia educativa;
6) un diabetico capace di comunicare le proprie esperienze.
L’educazione deve cominciare al momento della diagnosi e proseguire con sedute quotidiane durante la prima settimana (educazione iniziale individuale). È importante la piena reperibilità telefonica dei membri dell’équipe ed il collegamento tra l’équipe ed il pediatra di base.
E utile valutare con appositi questionari all’inizio del processo educativo le conoscenze "spontanee" che il diabetico e la sua famiglia hanno del corpo, della malattia diabetica e della vita con il diabete.
Questa stessa équipe ha il compito di somministrare l’educazione in profondità con due sedute alla settimana nei tre mesi successivi alla diagnosi. |