Depistaggio delle complicanze Cap. 12
Retinopatia
Esame del fundus oculi ogni anno, sempre che l’esame obiettivo non consigli tempi più ravvicinati. La Fluorangiografia dovrebbe essere praticata almeno dopo cinque anni dall’insorgenza della malattia diabetica o all’esordio della pubertà e ripetuta ogni tre anni in caso di normalità. Utile può risultare l’esecuzione annuale di una retinografia a colori, onde disporre di una documentazione obiettiva dell’evoluzione della retinopatia.
Nefropatia
Microalbuminuria ** (almeno su tre raccolte notturne) a scadenza annuale specie dopo cinque anni dell’esordio della malattia e dopo la pubertà. Se è possibile misurare anche l’entità della filtrazione glomerulare (GFR Glomerular Filtration Rate).
** Per lo screening dell’albuminuria è possibile utilizzare la metodica nefolometria che è di facile esecuzione e meno costosa del RIA. La metodica immunoturbimetrica (Urin-pac immuno Microalb-Miles oppure Albufast O Amplifon) è meno sensibile del RIA per cui non appare indicata nello screening iniziale. Le rapide metodiche semiquantitative (Albufast 20 Amplifon e Microbumintest-Miles) sono di semplicissima esecuzione e possono pertanto, essere eseguite direttamente in ambulatorio ma sono molto meno specifiche degli altri metodi. Tali dosaggi semiquantitativi possono dar luogo a "falsi positivi" in presenza di un pH urinario elevato, ad urine molto concentrate oppure in presenza di tracce di saponi o di altri detergenti.
Neuropatia
Dopo 3-5 anni di diabete, l’esame neurologico deve avere scadenza triennale: questionario, esame obiettivo neurologico mirato, thermocross, elettroneurografia (VCN dei nervi ulnare, surale, mediano, sciatico popliteo esterno), EEC; soglia vibratoria, test per la funzione neurovegetativa, variazione dell’intervallo RR all’elettrocardiogramma durante la ventilazione forzata (deep-breathing), nel passaggio dalla posizione supina a quella seduta (lying o standing), durante la manovra di Valsalva); variazione della pressione arteriosa durante la prova ortostatica.
Ruolo del pediatra di base Cap. 13
Al momento non sembra che il pediatra di base abbia un ruolo soddisfacente nell’assistenza al giovane diabetico; ma non è certo questo l’unico caso di una deplorevole discontinuità assistenziale tra luoghi di ricovero e strutture sanitarie locali.
La responsabilità della situazione sembra ricadere equamente sulle tre componenti assistenziali: il centro, la famiglia, il pediatra.
I centri per la cura del diabetico raramente si preoccupano d’informare i pediatri del programma assistenziale adottato; e raramente incoraggiano la famiglia a consultare il pediatra. L’88% dei pediatri di base secondo i dati di una recente statistica (18), non ha rapporti col centro; il 59% non è stato più interpellato dalla famiglia del diabetico dopo fatta la diagnosi e disposto la consultazione del centro. Il 73% dei pediatri è informato dalla famiglia; non dal centro, della terapia consigliata.
C’è tuttavia un’elevata disponibilità dei pediatri ad assumere un ruolo attivo ed a partecipare, a questo scopo, a corsi teorico-pratici di aggiornamento; alcuni giovani pediatri si sono addirittura dichiarati disponibili a collaborare ai campi-scuola estivi e invernali per giovani diabetici. L’attrezzatura dei loro ambulatori dovrebbe però migliorare almeno per quanto riguarda la disponibilità di glucagone, soluzione glucosata e apparecchi reflettometrici di cui le famiglie dei giovani dispongono in percentuale più elevata dei pediatri.
Dal canto loro le famiglie non pare abbiano incertezze nel preferire il centro al pediatra di base: perché il centro ha maggiore autorità, è più aggiornato, offre la consultazione specialistica, ha maggiore familiarità con i metodi di cura; perché il pediatra consiglia in modo difforme dal centro o si rivolge al centro per essere a sua volta informato su cosa fare.
Nonostante dunque la situazione sia poco soddisfacente per vari motivi resta tuttavia l’esigenza che debba in futuro essere migliorata: il pediatra di base può essere molto utile sia nella cura adeguata delle malattie intercorrenti, come pure è importante che il pediatra sia in grado di intervenire prontamente durante ipoglicemie o iperglicemie acute. Può avere anche un ruolo importante nella problematica psicorelazionale, nel favorire il reinserimento del giovane nella scuola, nei luoghi del tempo libero, nel lavoro.
I genitori Pag. 14
I genitori sono responsabili dell’assistenza al diabetico piccolo; ma anche dopo i 10 anni di età sono il padre e la madre a decidere, preparare, somministrare l’insulina. Solo il 25% dei ragazzi diabetici decide da solo. È quindi molto importante che i genitori siano d’accordo sul tipo di regime proposto e che non accada al contrario che uno sia permissivo e l’altro severo e che il disaccordo danneggi il ragazzo analogamente a quanto avviene per gli altri aspetti dell’educazione.
Ma oltre all’accordo per il regime da seguire, .è noto quanto sia importante l’armonia coniugale per la compliance della malattia da parte del giovane diabetico. D’altro canto è anche documentato il ruolo che l’avvenimento rappresentato dall’insorgenza del diabete ha nel far esplodere contrasti coniugali sino a quel momento sopiti, subconsci. Se poi sfortunatamente i coniugi sono separati o se uno dei due è malato, ricoverato od è deceduto, tutto questo si ripercuote assai sfavorevolmente sul giovane diabetico.
Nei casi in cui sia evidente la distorsione delle relazioni familiari può risultare molto utile l’intervento dello psicologo.
Le associazioni Cap. 15
Le associazioni sono un naturale luogo educativo per i genitori dei giovani diabetici: possono essere di grande aiuto per la caduta delle tensioni e delle inibizioni, per superare i sentimenti d’inadeguatezza e d’impotenza, per la corretta identificazione del ruolo dei genitori nella situazione nuova provocata dalla malattia.
Il bisogno di modificare lo stato sociale delle cose cui troppe volte il diabetico aveva dovuto e deve fare i propri conti a causa della disinformazione e dei pregiudizi, ha impegnato le Associazioni dei genitori e dei giovani a dare il proprio contributo nei diversi settori sociali.
Hanno, per questo, una grande utilità per la tutela degli interessi dei giovani diabetici, e per la soluzione di problemi assistenziali e psicosociali.
La rischiesta di interventi e di risposte è diventata grande. Si può dire ormai di fornire servizio di utilità sociale, che riguarda tutti i settori, non tralasciando quello politico-legislativo.
Le associazioni sono poi molto utili per la promozione di campi-scuola per i giovani diabetici.
È da sottolineare fermamente l’importanza delle Associazioni di volontariato che impersonano la professionalità di chi vi opera in funzione del benessere del diabetico.
Ruolo del farmacista Cap. 16
È anche da sottolineare il ruolo del farmacista che è il tramite tra il diabetico, la sua famiglia ed il diabetologo, egli è un naturale educatore, un tecnico conoscitore dei farmaci, dei presidi diagnostici e degli ausili tecnici. |