La Federazione Diabete Giovanile ci riprova, tentando di dare un impulso diverso, offrendo un’ulteriore occasione di riflessione, di confronto e indìce nuovamente una Giornata Nazionale dedicata particolarmente ai giovani che, più formati, certamente potranno permettersi di guardare al futuro con minori preoccupazioni.
In una giornata di questo tipo l’importante differenza da valutare è che questa viene dalla base, da chi vive il diabete in prima persona.
La scelta stessa del logo, il disegno di una barchetta che ondeggia sulle acque azzurre in
un cielo anch’esso azzurro, malgrado qualche nuvola, è la sintesi visiva di come un bambino
di dieci anni (campo scuola, ADIG Sarda) rapporta il diabete: non è soltanto suo, ma anche di tutti coloro che esso raggiunge, approdando di qua e di là, nel porto che meno lo aspetta.

OBIETTIVI

Con questa manifestazione s’intende porgere, un contenitore dinamico: un network che vorrebbe promuovere, fra l’altro, l’integrazione tra le varie culture assistenziali, scientifiche, sociologiche.
Favorire, così, più conoscenze, meno luoghi comuni, evitando ogni forma di protagonismo, rispettando le differenti competenze, mettendosi al servizio dell’Utenza, rinforzando insieme, come obiettivo, il messaggio centrale:

SAPERE E' SALUTE

Certo, siamo convinti che in un contenitore da vuotare in mezza giornata, non si riuscirà certamente
a liberare tutta la problematica che investe la persona con il diabete, ma sarà un’occasione per chiedersi

punto elencoChi è il giovane con diabete?
punto elencoCosa fa?
punto elencoCome vive?
punto elencoCosa pensa, come soffre, come gioisce?

Abbiamo la vaga impressione che chi pratica l’ambiente diabetologico, non si pone abitualmente tali domande.
Gli addetti ai lavori “vedono” il diabetico in day hospital a distanza di tempo, secondo un appuntamento preso dalla precedente visita.
Un rendez-vous che si risolve, per lo più, in un tempo alquanto breve: c’è un altro che aspetta (e si deve tener conto del taglio DRG).
Il tutto, purtroppo, lascia la conoscenza superficiale, senza avere il tempo di poter analizzare cosa è accaduto al soggetto nell’ intervallo tra una glicemia e l’altra.
Stare vicino alla persona con diabete, in modo da cogliere un po’ del suo mondo interiore, non è cosa di tutti i giorni, almeno per la stragrande maggioranza dei terapeuti.
Ed è opportuno, da parte nostra, organismo di tutela, sostenere e sollecitare chi si dedica alla salute globale dei bambini e dei giovani, rimarcando che la cura del diabete non ha come esito la guarigione, ma si tratta di assicurare non solo la sopravvivenza della persona, ma anche un livello di qualità di vita più vicina a quella che comunemente si dice "normale".
E’ necessario ripensare alle domande prima poste perché non ha senso sentirsi “a posto” applicando la routine quotidiana per obbligo, per dovere, se poi il modo di pensare e di vedere
non cambia nemmeno alla luce della legislatura.
Evidenziare il diritto a non essere segregati dalla vita sociale perché diabetico è fondamentale, anzi al contrario, è necessario stimolare a prendervi parte, ed è maggiormente importante quando la persona affetta è più giovane.


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